Cover Libro Verdi - Solfanelli

Mario Dal Bello

VERDI – IL TEATRO DEL DOLORE

Solfanelli – 2013

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Mario Dal Bello

ROSSINI – IL TEATRO DELLA LUCE

Solfanelli – 2015

Se c’è un aspetto estremamente difficile da rendere con la sintesi è quello che riguarda la capacità di presentare compositori che hanno fatto la storia della musica come nel caso di Giuseppe Verdi e Gioachino Rossini in libercoli che non raggiungono le centocinquanta pagine, nei quali vengono presentate le loro opere e la loro visione d’assieme. E ancor più difficile è riuscire a immettere nella concisione e nella stringatezza osservazioni originali e illuminanti, capaci di fornire una nuova dimensione interpretativa e ricettiva da parte di chi legge.

Vanta, dunque, un dono raro colui che è in grado di coniugare la brevità con la densità, la concretezza con il fascino, pur non facendo affidamento a orpelli e imbellettamenti dialettici. Come nel caso di Mario Dal Bello che è riuscito a scrivere due libri che appunto non raggiungono le centocinquanta pagine nelle quali è riuscito non solo a condensare sapientemente la produzione musicale rossiniana e verdiana attraverso uno stile asciutto e brillante, capace di rendere immediatamente le idee e i concetti di opere, personaggi, libretti e musica, ma anche e soprattutto, attraverso una mirata introduzione, a fissare esemplarmente il quadro, la dimensione, le linee marcanti dei due stessi compositori. Così, come vogliono i rispettivi sottotitoli, se Rossini ci acceca con la sua musica, così come una stanza viene inondata dal sole estivo, Verdi ci fa immergere nella dimensione del dolore umano, un dolore che affiora da quel sottosuolo di dostoevskijana memoria. Ma attenzione a generalizzare, come puntualizza giustamente Dal Bello, perché se Rossini è l’astro della musica della prima metà dell’Ottocento operistico, questo non significa che la sua vita sia stata immune da ombre e nuvole minacciose (a livello psicoanalitico la sua passione spasmodica per il cibo è la classica cartina al tornasole), così come in Verdi il dolore non è che l’altra faccia di una passionaltà che egli stesso visse all’insegna dei vizi privati e delle pubbliche virtù nell’Italia bigotta e moralista del tempo (al di là del suo rapporto con Giuseppina Strepponi, non bisogna dimenticare le avventure, le seduzioni, la ricerca dell’elemento muliebre nel contesto della sua vita vissuta e trasposta poi a livello di arte, cosa che lo accomuna all’altro grande operista a lui successivo, Giacomo Puccini). Luci e ombre, difetti e virtù, fama e scheletri nell’armadio, questo ci racconta Mario Dal Bello in questi due densissimi volumetti il cui peso specifico è altissimo se rapportato all’esile numero di pagine che li rende semplicemente perfetti per iniziare il lettore e il futuro o presente melomane all’arte di questi due colossi, di cui l’autore fa intravvedere sagacemente i loro piedi di argilla, senza togliere nulla alla loro somma arte.

Andrea Bedetti